La storia di Villanovaforru ed il suo centro

La prima menzione scritta del paese la ritroviamo nelle Rationes Decimarum ovvero i registri delle imposte che le varie parrocchie dovevano versare alla Santa Sede. Il 15 maggio del 1342, il presbitero Anthonio Arduni rectore Ville Nove de Fernu, paga una decima di 6 lire e 6 soldi. La Villa all'epoca si trovava all'interno del Giudicato di Arborea, nella Curatoria di Marmilla ed ecclesiasticamente apparteneva alla Diocesi di Usellus, unita a quella di Ales-Terralba nel 1503. Nell'atto della famosa pace tra Eleonora d'Arborea e Giovanni d'Aragona, stipulato il 24 gennaio 1388, si legge: "Leonardo Polla Porchu Majore Ville Noa de Forru, Nicolao Capellu Anthonio Moyu et Francisco de Bogia juratis ville ejusdem". Villanovaforru, come possiamo notare presenziò con tre soli rappresentanti, il che lascia intuire le ridotte dimensioni del paesino, che secondo la tradizione fu fondato da alcuni abitanti di Forru, l'attuale Collinas. E la situazione demografica doveva essere asfittica nel corso di tutto il medioevo, sino al periodo spagnolo ed a quello sabaudo, per i quali disponiamo di alcuni censimenti. Nel 1583 Villa de noua foru, contava 50 fuochi, cioè famiglie tassate, per una corrispondenza di circa 250 abitanti. In cent'anni gli abitanti crebbero di sole 50 unità e nel 1751, erano poco più di 350, che calarono a 268 nel 1838; crebbero a 500 nel 1848 ed a 607, nel 1901 In seguito alla definitiva conquista catalana, avvenuta nel 1479, la Sardegna si ritrova sotto il dominio della Corona di Spagna e Villanovaforru viene incorporata nella Contea di Quirra, feudo dei Carroz. Nel 1603 la contea fu eretta a marchesato e concessa in feudo ai Centelles de Riusech e successivamente agli Osorio de la Cueva Castelvi, sino all'abolizione dei feudi fatta da Re Carlo Alberto nel 1839 Villanovaforru diventa comune autonomo nel 1848, all'interno della Provincia di Isili e soppressa questa, nel 1859 viene annesso alla Provincia di Cagliari. In seguito a disposizioni legislative, che portarono in Sardegna alla eliminazione di numerose amministrazioni locali, con R.D. n. 1864 del 29.12.1927, Villanovaforru cessò di esistere come comune autonomo e venne aggregato al vicino comune di Collinas sino al 22.12.1945. Riacquistata l'autonomia, rimane all'interno della Provincia di Cagliari sino al 2005, anno in cui è istituita la Provincia del Medio Campidano, i cui capoluoghi, sono le cittadine di Sanluri e Villacidro L'abitato si sviluppa in maniera allungata per circa 1 km, sull'asse sudest - nordovest seguendo un rilievo che degrada in direzione sudest. Oltre la circonvallazione da alcuni anni va sviluppandosi un nuovo piccolo quartiere formato da famiglie giovani, incentivate ad acquistare il terreno a prezzo agevolato, iniziativa che purtroppo non è sufficiente a fermare lo spopolamento costante, causato da una bassa natalità. Il cuore del paese è la Piazza Costituzione sulla quale si affacciano la chiesa parrocchiale, il municipio ed il museo archeologico. Dalle prime carte catastali, prodotte tra il 1840 ed il 1870, possiamo notare che il modesto nucleo si sviluppava intorno alla chiesa e via via è andato espandendosi in maniera affusolata, sino agli Anni Sessanta del secolo scorso. Nel tempo, gli spaziosi cortili che caratterizzavano le cosiddette "case a corte", sono stati urbanizzati, con la scomparsa o la trasformazione di molte delle vecchie tipiche abitazioni. Sono sopravvisuti pochi esempi di queste abitazioni rurali ma nonostante i riadattamenti, è possibile ancora notare lungo le vie, diversi grandi portali in legno, attraverso i quali un tempo transitavano i carri da trasporto. Nel centro vi sono case recuperate ed altre cadenti, che testimoniano la semplicità di un paese che non ha mai avuto edifici monumentali, se non i modesti palazzetti del Monte Granatico e della "Casa Puxeddu" oramai quasi abbandonata. La maggiorparte delle case storiche non possiedono che un piano rialzato, quasi tutte si affacciano direttamente sulla strada e qualcuna ha il balconcino. Oltre ai portali ed ai pochi elementi decorativi che ornano cornici e finestre, sono da vedere le due fontane chiamate "Funtana Manna", grossi pozzi alimentati da una vena costante, che un tempo forniva l'approvvigionamento idrico a quasi tutto il paese. Tra le viuzze vi è il caratteristico "Buidiu", il budello, uno strettissimo vicoletto della lunghezza di oltre 70 metri.


Il Monte di Soccorso

Il bel palazzetto ottocentesco del museo archeologico, originariamente ospitava la casa comunale, la scuola elementare, oltre alla guardia nazionale e dal 1905 fu riadattato per essere destinato a sede del Monte di Soccorso. Tale istituzione, presente a Villanovaforru almeno dagli inizi del XIX secolo, è meglio conosciuta come Monte Granatico, nata intorno al 1624 con l'intento di fornire i cereali per la semina a tassi agevolati. Sotto l'impulso delle Diocesi, che s'impegnarono tanto affinché in ogni villaggio venisse istituito un deposito, nacquero i Monti di Pietà ed in alcuni abitati, a tal proposito vennero utilizzate chiese sconsacrate. Nel periodo sabaudo le istituzioni assunsero la denominazione di Monti Frumentari e la fondazione venne resa obbligatoria in ciascun paese, con la coltivazione delle terre demaniali che vennero coltivate, tramite la formula delle roadìe, affinché si costituissero i fondi cerealicoli; a questi si affiancarono i Monti Nummari con lo scopo di prestare denaro agli stessi agricoltori. Dal 1906 furono istituite le Casse Provinciali di Credito Agrario e successivamente, le Casse Comunali di Credito Agrario che nel 1953 vengono assorbite dal Banco di Sardegna, il nuovo istituto a carattere unicamente finanziario, che di fatto pone fine a tali istituzioni Non sappiamo dove si trovasse il primo Monte di Soccorso di Villanovaforru, che il 31 marzo del 1835, fu visitato dal delegato vescovile Bachisio Pusceddu. L'attuale edificio, venne realizzato nel 1873 ed il progetto inizialmente prevedeva un ulteriore piano. Adibito a Monte Granatico dal 1905, fu interessato da modifiche negli anni successivi, con la creazione di due ampie sale granaio per ciascun piano e l'erezione delle pregevoli arcate che caratterizzano oggi gli ambienti del museo. Per alcuni anni ancora, la scuola e gli uffici comunali continuarono a trovarsi all'interno del palazzetto, relegati in angusti spazi La curiosità del visitatore che si aggira tra le sale del museo, è catturata dagli elementi che riportano alla funzione dell'istituzione, come il soffitto del primo piano, composto da assi di legno tra le quali vennero praticati alcuni fori circolari che fungevano da botole per lasciar cadere le granaglie, le anelle in ferro per legare gli animali che trasportavano i carri da carico, il pertugio sull'anta di una porta interna che serviva di passaggio ai gatti, formidabili alleati per la lotta contro i topi devastatori delle granaglie depositate.

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